Leggende da laboratorio: il mito secondo cui la concentrazione di CBD e THC definisce la qualità del fiore

Sfatiamo un mito: alte concentrazioni di un principio attivo, che sia THC o CBD, non dicono nulla rispetto alla qualità del fiore che stai per consumare.
In questo articolo, parleremo della leggenda che va avanti sin dalla scoperta delle prime molecole all’interno della Cannabis.

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Per introdurre il tema, hai mai sentito qualcuno dire:“ho preso questa varietà per via del fatto che ha il x% di THC”? Ammetto che è una frase che ho detto anche io. L’ultima volta che ho sentito questa affermazione, ho chiesto il perchè di questa scelta, e la risposta prevedibile è stata: “Più THC significa più potenza, e se devo spendere 50 euro per pochi grammi preferisco che siano belli forti”. Fino a qualche anno fa, probabilmente, avrei risposto allo stesso modo.

Se un fiore non sprigiona nessun odore, nemmeno quando è ancora nel barattolo, e le uniche informazioni che ho a disposizione sono il contenuto di THC e il nome della varietà, non posso avere la sicurezza di consumare un prodotto di qualità. Le informazioni riguardo questa molecola sono così poche, che i consumatori basano spesso l’apprezzamento di un prodotto solo sulla quantità di THC presente in esso, presumendo che il prodotto migliori all’aumentare delle concentrazioni.

Ovviamente questa idea non corrisponde minimamente alla realtà, in quanto afferma che la varietà più potente ha il più alto contenuto di THC. Purtroppo questa credenza non è diffusa solo tra i neofiti di questo mondo, ma anche tra coltivatori e commercianti.

Se il THC di un’erba non influisce sulla sua qualità generale, cosa lo fa?

Non esiste uno standard industriale per una “buona erba“, nonostante il mito che ci sia. Persone diverse hanno diversi livelli di tolleranza, e la cannabis può influenzare persone diverse in modi diversi. Alcuni individui potrebbero preferire un fiore a bassa potenza, mentre altri potrebbero richiedere un livello più alto.

Sono tantissimi i fattori che conferiscono qualità ad un fiore, come il gusto, il sapore, il profumo, la potenza e soprattutto come si adatta alla tua esperienza. I fattori che rendono l’erba un momento ideale sono sfumati e complessi, quindi è necessario che una persona capisca sia la scienza della cannabis che il suo sistema endocannabinoide. Prima di tutto, ci sono i particolari composti chimici presenti nelle varietà di Cannabis. In secondo luogo c’è il modo in cui il tuo sistema endocannabinoide reagisce con queste sostanze chimiche in base alla tua biologia individuale. Per iniziare a parlare seriamente di cannabis, dobbiamo prima parlare di biologia, chimica e genetica.

Terpeni, Potenza e THC

La percentuale di THC è un indicatore della potenza della cannabis, ma indica anche un deficit di altri composti che rendono grande questo fiore. Le concentrazioni più alte si riferiscono a quanta parte del fiore è costituita interamente da THC, quindi è importante ricordare che quando la percentuale di THC sale, qualcos’altro diminuisce, come i terpeni e i loro effetti benefici.

Il tetraidrocannabinolo, noto anche come THC o Delta-9-THC, è un composto psicoattivo della cannabis che produce l’effetto inebriante che associamo allo “sballo”. Mentre determina sicuramente la potenza in termini di quanto stereotipicamente “sballa”, ha poco a che fare con il fatto che il fiore sia di qualità o se produca gli effetti che stai cercando.

Per esempio, se state cercando di combattere piccoli mal di testa o dolori simili, potreste pensare di comprare la cannabis più forte disponibile. Ma l’erba che ti aiuterà ad alleviare le tue sofferenze è di solito quella che contiene CBG piuttosto che THC, che è un cannabinoide diverso e non psicoattivo.  

Se il THC è molto più alto del CBG, allora significa che i composti che riducono il mal di testa saranno bassi. Pertanto, quando cercate dell’erba che vi aiuti ad affrontare la vita di tutti i giorni, guardate prima la percentuale di CBG e non la potenza.

orange bud infiorescenza di cannabis light

Come il THC è diventato la fissazione per generazioni di fumatori di Cannabis

L’ossessione per il THC ha origini lontane e quasi tutte riconducibili alla complessità della pianta. Ricordiamoci che l’illegalità dei fiori ha impedito la ricerca di quasi tutte le molecole, oltre a quelle conosciute tramite i primi studi. Dall’inizio degli anni 70’, i produttori che vendevano illegalmente i fiori, non avevano altro modo per descrivere la “bontà” di quello che stavano vendendo, e solo affermando di avere la varietà con più THC potevano distinguersi nel mercato.

Nel corso del tempo, i consumatori si sono fissati sulla percentuale di THC e, di conseguenza, anche il focus della coltivazione della Cannabis si è ristretto, facendo prevalere varietà con alte concentrazioni di THC, senza prendere in considerazione tutte le altre.

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