Legge sulla cannabis: dalla coltivazione al consumo

Cerchiamo di capire cosa comporta l’attuale legge sulla cannabis (legge n°242 del 2016) e di rispondere ad alcune domande che potrebbero interessarti. Facciamo chiarezza sul mondo della Cannabis Light. Chi meglio dell’ Avv. Carlo Alberto  Zaina può rispondere alle tue domande?

INTERVISTA ALL’AVVOCATO CARLO ALBERTO ZAINA

Coltivare canapa legalmente: cosa comporta l’attuale quadro normativo per chi coltiva cannabis light?

Chi coltiva cannabis light rientra in pieno nella previsione della legge n°242 del 2016, che è appunto destinata a disciplinare l’attività di coltivazione e di produzione. È un’attività che dovrebbe essere finalizzata all’utilizzo di semi di canapa sativa L (appartenente a una delle 63 varietà previste dalla direttiva Ue n° 53 del 2002) destinata all’esecuzione di alcune specifiche attività. Voglio dire:

  • la bioedilizia
  • la produzione di prodotti per la tutela dell’ambiente e antinquinamento
  • il Florovivaismo
  • e quant’altro

Coltivare canapa legalmente in Italia: quali sono i requisiti necessari?

Per coltivare canapa legalmente in Italia è chiaro che il coltivatore non può essere un privato che coltiva il giardino in maniera casuale; si impone infatti un discorso di professionalità e di strutturazione dell’attività, anche se può essere svolta a livello individuale come imprenditore agricolo. Quindi, chi si dà alla coltivazione deve rivestire questa qualifica e, se non la riveste, in ogni caso deve appartenere a una società di carattere agricolo che svolga quindi un’attività di carattere professionale, non episodico, e deve avere una caratteristica agraria.

Quali sono le autorizzazioni necessarie per le società che coltivano Cannabis Light?

Queste società possono operare senza avere particolari autorizzazioni in quanto non ci sono doveri preventivi di comunicazione dell’inizio attività salvo avvertire le forze dell’ordine dell’inizio, perché in questo modo si chiarisce subito che si lavora in trasparenza cercando di prevenire alcune iniziative inquisitorie da parte delle forze dell’ordine, che molte volte sono fatte in maniera poco meditata.

Il problema è che il coltivatore, oggi come oggi, in realtà svolge un’attività orientata alla produzione della famosa cannabis Light, cioè quella cannabis, o meglio canapa, che non dovrebbe avere effetti droganti. La cannabis light è una sostanza vista come sostituto della tanto nota cannabis ricca di THC e che quindi dovrebbe essere assunta dal consumatore a fine ludico senza causare però effetti drogati.

Cosa comporta la legge per chi detiene cannabis?

In questo caso allarghiamo il quadro della situazione, perché dipende da che cosa si detiene.

Cosa accade a chi detiene cannabis light?

Chi compra canapa light può essere sottoposto solamente ad un semplice controllo di natura amministrativa, perché nel momento in cui dimostra che la canapa che detiene è stata acquistata regolarmente presso un negozio che la commercializza e che viene confezionata con tutti i crismi, corredata da indicazioni che attestano che si tratta di una canapa con un livello di thc inferiore alla soglia percentuale dello 0,5% , allora a quel punto non corre nessun rischio. Ci sono state però delle persone che sono state segnalate alla prefettura, anche se credo che siano state iniziative molto discutibili.

Che cose’e’ la cannabis light?

La Cannabis Light è  una tipologia di canapa con un livello di thc inferiore alla soglia percentuale oppure ponderale che di solito è 0,5%, ovvero equivalente a 5 milligrammi per grammo di sostanza. Viene acquistata regolarmente presso un negozio che la commercializza, che viene confezionata con tutti i crismi e corredata da indicazioni di legalità.

Cosa accade a chi detiene la cannabis ad alto contenuto di THC?

Il possessore di marijuana dovrebbe essere esclusivamente segnalato alla Prefettura come consumatore, con la possibilità di subire delle sanzioni amministrative, che poi non sono nemmeno dolcissime, in quanto la detenzione è assistita dalla presunzione di possesso per uso e consumo personale (come è stato messo nero su bianco dalla ratifica della legge n°79 del 2014, principio che non sarebbe nemmeno dovuto essere specificato, tant’è evidente la sua appartenenza al patrimonio giuridico italiano) e non si può presumere la detenzione ai fini di spaccio. Pertanto, dovrebbe essere il pubblico ministero a dimostrare che quella detenzione sia funzionale a una immissione sul mercato del prodotto o di parte di esso, ad esempio con il ritrovamento di un bilancino, di una somma consistente di denaro contante, o di un’intercettazione Telefonica incriminante.

La detenzione comporta il rischio di un processo penale?

Se un individuo viene trovato in possesso di un quantitativo di sostanza stupefacente, qualunque esso sia, si deve presumere la destinazione al consumo personale; il solo dato ponderale non dovrebbe giustificare la condanna del detentore, e questo lo dice la Cassazione. Dico dovrebbe perché spesso si deve prima passare da un processo penale, perché molte volte ci si trova davanti a pubblici ministeri o addirittura forze dell’ordine che decidono di iniziare un’indagine penale per spaccio anche per pochi grammi di marijuana o di hashish, nonostante siano, anche intuitivamente, dosaggi che non possono essere ritenuti incoerenti rispetto al consumo personale. 

Cosa dovrebbe fare il detentore di cannabis per tutelarsi ulteriormente dalla condanna penale?

  • Il detentore dovrebbe semplicemente dimostrare di essere un consumatore e di non avere bisogno di spacciare droga, dimostrando ad esempio di avere un lavoro stabile. Molte volte il lavoro è utile come dato probatorio che in qualche modo aiuta a convincere il giudice della bontà di quello che si sostiene.
  • Un altro elemento potrebbe essere quello di avere un piano terapeutico dimostrando che si detiene la cannabis perché è più facile acquistarla a un buon prezzo rispetto ad altri tipi di medicinali.

Quindi è una situazione che ha dei capisaldi però ci si trova sempre in un equilibrio precario causato da situazioni che possono modificarsi in relazione a condizioni specifiche.

Insomma, è una corsa ad ostacoli nonostante i principi normativi siano precisi.

Cosa prevede la normativa in Italia per la vendita di canapa light?

chi vende cannabis light deve assicurarsi di vendere qualcosa che non ha un efficacia drogante. Questa è la deroga della Corte di Cassazione dopo una sentenza fiume (la sentenza 30 475)

Cosa prevede la sentenza 30-475 della Corte di Cassazione?

La sentenza 30-475 della Corte di Cassazione, sentenza che non condivido perché non fotografa bene la situazione, ha proprio nelle ultime tre quattro righe il nocciolo della questione: “è vietato il commercio, la produzione, la coltivazione a fini diversi da quelli dell’articolo 2, salvo che il prodotto si dimostri inidoneo a produrre effetti droganti secondo il principio di offensività. In pratica l’affermazione è questa:” Se il commerciante mette in circolazione un prodotto che non produce effetti psicoattivi in chi lo assume è fuori dal recinto del dpr 309/90, di conseguenza sta operando correttamente all’interno dei limiti di legge

I Giudici di Merito devono verificare che il commerciante stia vendendo Cannabis con una quantità di principio attivo nei limiti di legge

Il problema sorge nel momento in cui la Corte di Cassazione, un po’ pilatescamente se ne lava le mani, dicendo “siete voi giudici di merito che dovete verificare”, ed ecco che si crea un corto circuito.

l sequestro è considerato legittimo in quanto utile probatoriamente ad accertare l’esistenza del reato

Iniziano le indagini, arrivano le forze dell’ordine motu proprio o su indicazione di un pubblico ministero, ma, piuttosto che prendere dei campioni, sequestrano tutto basandosi sul sospetto che la sostanza contiene principi attivi droganti oltre il limite di 0,5% di THC, considerato legittimo. 

Procedimento francamente inconcepibile dato che il commerciante offre documenti di acquisto, fatture e certificati di analisi.

Pertanto, viene sequestrato tutto, non un campione altrimenti, nel frattempo, il commerciante può continuare a vendere.

Quanto dura il sequestro delle infiorescenze di Cannabis Light?

Il fermo sarebbe anche accettabile nel momento in cui dovesse durare 2-3 giorni. Il problema è che dura solitamente 2-3 mesi, se non anni.

E allora c’è questo corto circuito secondo cui si ipotizza un reato, non si ha la prova, non si ha neanche un indizio di reato, si va alla ricerca degli elementi che possano dimostrare questo reato e intanto si blocca quello che sarebbe il presupposto del reato, per verificare se il reato è stato commesso. Quindi, è abbastanza capriccioso!

Qual è la posizione dei Tribunali della Libertà?

In tutto ciò subentra anche il problema dei tribunali della libertà, che molto pilatescamente dicono:” dobbiamo solo valutare se astrattamente è possibile contestare il reato” e siccome se vai in un negozio di canapa light, astrattamente puoi presupporre che detengano della droga, allora, il sequestro è considerato regolare.

Francamente credo che questo corto circuito giudiziario e giurisprudenziale andrebbe affrontato ma non c’è la volontà di farlo. Ogni tanto abbiamo qualche giudice isolato, il famoso giudice di Berlino, ma sembra che i giudici di Berlino siano veramente molto pochi.

I Commercianti di Cannabis Light vengono condannati?

Il commerciante che vende deve mettersi nella condizione più tassativa a livello di rigore, per evitare il sequestro dei prodotti; ciò nonostante, potrebbe non bastare. Il dato, se vogliamo confortante, è che oggi come oggi su una settantina di processi che abbiamo seguito, è stata registrata solo una condanna, non dico dove perché c’è l’appello che dovrà essere discusso, ma si tratta di una condanna che grida veramente vendetta, condanna che è un’offesa al buon senso. Per il resto addirittura le grandi operazioni si sono chiuse con le archiviazioni, non siamo arrivati neanche al processo.

Cosa accade ai prodotti sequestrati quando il processo viene archiviato?

Gli indagati che ottengono l’archiviazione del processo possono essere considerati praticamente assolti, ma la merce sequestrata, se non è stata dissequestrata prima, viene confiscata e distrutta, nonostante le analisi tossicologiche dimostrino che non è droga

Senza fare anche qui dei nomi, in una vicenda avvenuta abbastanza vicino alla mia sede qualche anno fa venimmo a sapere che il pubblico ministero chiese l’archiviazione dopo che per un anno ce l’aveva suonata e menata in tutti i modi. Ci rivolgemmo subito al gip che doveva decidere, per suggerirgli di rivalutare la prevista confisca e distruzione della merce inizialmente sequestrata, dato che non raggiungeva dei valori tali da essere considerata psicoattiva. Non c’è stato verso.

In questi casi addirittura ignorano le risultanze tossicologiche.

Spesso accade che si dichiari che il venditore non voleva vendere della droga, ma che è stato raggirato, si è sbagliato, è impreparato e questa dizione è un’altra ancora di salvataggio che la Cassazione s’è inventata dicendo “bè tante volte il commerciante crede di vendere cannabis corretta invece sta vendendo cannabis con effetti droganti, non lo sapeva, una volta lo possiamo perdonare.” 

In un noto Tribunale del Sud ci fu un’operazione in tutt’Italia con una fanfara che sfiorò i limiti dell’assurdo: 56 imputati, il Tribunale del Riesame che bacchettò noi difensori, dandoci degli ignoranti. E poi venne fuori una perizia che diceva quello che dicevano noi. E l’anno dopo, perché c’è voluto un anno, il procuratore capo è finito in carcere, ma credo che non c’entri niente con la nostra vicenda, insomma anche questa è una cosa che fa meditare; con due sostituti chiese l’archiviazione, ma anche lì sequestro confisca e distruzione della sostanza.

sempre rimanendo nell‘attuale quadro normativo in Italia

Cosa prevede la legge. Per chi acquista cannabis light

Posso assumere Cannabis Light e mettermi alla guida?

Si, secondo l’articolo 187 del codice della strada, che cita quanto segue: “Chiunque guida in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope è punito con l’ammenda da euro 1.500 a euro 6.000 e l’arresto (da sei mesi ad un anno)” 

Chi compra canapa light però corre un rischio assurdo, infatti, chi assume Cannabis Light prima di mettersi al volante e viene fermato, risulta positivo al test antidroga, perché i test effettuati alla ricerca dei cannabinoidi dimostrerebbero che comunque nel metabolismo di questa persona c’è del THC. Questo perché i test antidroga non tengono in considerazione delle soglie di punibilità da rispettare per essere idoneo alla guida (cosa che invece accade nel caso dei test con etilometro). Al contrario la ricerca è generica e se viene ritrovata una quantità di THC nel sangue, qualunque essa sia, si viene considerati sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

Cosa significa essere sotto l’effetto di sostanze stupefacenti?

Dunque, il problema si ripete; essere sotto l’effetto di sostanze stupefacenti significa avere delle manifestazioni di alcuni sintomi probatori a seguito di un controllo medico, non un controllo di polizia perché secondo la Cassazione vanno fatte a livello medico.

I risultati dei test tossicologici derivanti dall’assunzione di cannabis light sono paragonabili a quelli delle sostanze stupefacenti?

Questi sintomi non sono riscontrabili in persone che hanno assunto Cannabis Light, perché il livello di THC in essa contenuto è sotto lo 0,5% e di conseguenza il test dovrebbe risultare negativo. Ciò nonostante, nel 99% dei casi si viene considerati positivi alle sostanze stupefacenti, cosa che in realtà è una falsa positività. Persone che magari hanno fumato uno spinello quattro giorni prima risultano allo stesso modo positivi, questo perché i cannabinoidi rimangono in circolo nell’organismo per circa 30 giorni.

La Cannabis è ufficialmente considerata una Pianta Officinale.

L’inserimento della Cannabis tra l’elenco delle piante officinali è certamente un dato molto importante perché c’è un riconoscimento, non solo per la pianta in sé, ma anche per l’infiorescenza, che è stata inserita nel contesto delle piante officinali. Allora vuol dire certamente che l’ infiorescenza non può essere demonizzata e qui nasce la contraddizione, se da una parte l’ infiorescenza è considerata collocabile all’interno della categoria delle piante officinali, mi chiedo come al tempo stesso possa essere considerata come una sostanza di natura stupefacente.

L’inserimento della Cannabis nell’elenco delle piante officinali che tipo di modifiche apporta in termini generali al quadro normativo vigente?

La situazione odierna sembra paradossale, ma analizziamola con calma:

Il legislatore ha apportato, con la legge 79 del 2014, un cambiamento alle tabelle degli stupefacenti. Le tabelle sono due:

  • la prima raccoglie la lista di tutte le droghe considerate “pesanti
  •  la seconda indica tutte quelle droghe indicate come “leggere”.

Con questa modifica, si è deciso di inserire il THC come delta 9 e delta 8 nella tabelladroghe pesanti” e al tempo stesso inserire la Cannabis nella tabella “droghe leggere”.

Risulta difficile, a primo impatto, comprendere le motivazioni che hanno portato ad un controsenso così evidente, ma ci arriviamo. La cannabis è entrata in tabella 2 a seguito del fatto che, la già citata legge 79 del 2014, ha cancellatoIndica” dopo la parola “cannabis” all’interno della tabella 2.

“Siccome noi sappiamo che può essere indica, sativa o ruderalis, hanno messo tutta la cannabis, e questa è una follia.

Questo l’ha fatto il governo Renzi e la Cassazione ha preso subito la palla al balzo creando un altro corto circuito: “La cannabis è una sostanza stupefacente a prescindere da quello che sia il livello di thc che contiene”.

Ci spieghino però perché i tossicologi hanno stabilito che ci sia una soglia sotto la quale, in modo assoluto, non c’è effetto stupefacente e sopra la quale ci può essere un effetto stupefacente.

Mi spieghino perché la prima cosa che si fa quando c’è un processo per stupefacenti è fare una perizia tossicologica, ed il primo quesito che si chiede al consulente tossicologico è: “ci indichi la percentuale di Thc contenuto”.

Pensate poi come la stessa tossicologia forense sia estremamente divisa fra coloro che affermano che il livello deve essere parametrato sulla percentuale dello 0.5%, come soglia sotto la quale non c’è effetto stupefacente e sopra la quale può esserci un effetto stupefacente, parametrando lo 0.5% rispetto a un grammo, quindi 5 milligrammi. Ci sono studi americani che parlano anche di 10/15 milligrammi. Altri studi mondiali dicono che bisognerebbe sempre avere riguardo alla massa corporea e al livello di capacità di assunzione dell’assuntore , ed è stato stabilito il criterio della dose media singola o dose media giornaliera che invece prevede 25 milligrammi.

Quindi, anche in questo caso abbiamo una discrasia perché taluni giudici applicano questo che è più favorevole ai consumatori, rispetto ad altri che applicano il limite dei 5 milligrammi poiché lo ritengono più giusto.

Voglio dire, viviamo in una situazione schizofrenica, dove si dice tutto e il contrario di tutto e dove in pratica la decisione dei giudici è determinata dalle loro sensibilità culturali, dal periodo storico e da contingenze che si vivono anche anche a livello personale. Che so, amici di famiglia che hanno avuto problemi con i figli con la droga. Cioè anche i giudici sono uomini come noi. Quindi non sono impermeabili a certe spinte e a certe certi condizionamenti. 

Insomma, la cannabis è stata inserita nell’elenco delle piante officinali dall’ex ministro Bellanova ai fini di una valutazione di carattere economico. Quindi anche in questo caso per dare dignità a una pianta o una sostanza la si fa entrare dalla finestra perché si ha paura di farla entrare dalla porta.

Investire nel settore della Cannabis: che tipo di prospettiva intravede per il futuro? 

Il problema è che in Italia c’è incertezza di fondo, non ci sono leggi chiare, e questo è valido in tutti i settori economici.

La legge 2.2 del 2 dicembre 2016 è un tipico esempio di legge fatta male, io l’ho detto varie volte e nessuno è riuscito a smentirlo, ma non perché io abbia le stimmate della precisione o dell’ assolutezza, piuttosto perchè è evidente che presenta molte falle. Io ebbi a parlare con alcuni degli onorevoli e deputati che l’avevano lavorata con abnegazione.

Uno di questi in un’assemblea che facemmo a Roma vi riconobbe il fatto che la legge aveva avuto uno sviluppo molto diverso, perché doveva coinvolgere le infiorescenze e altri profili ma non è stata fatta. Basta guardare i lavori preparatori dei balletti di voci che entrano ed escono entrano ed escono. Tutto questo non è serio.

Dal 2017 nel mio studio si sono presentati tantissimi imprenditori o aspiranti tali. Allora, il mondo della cannabis ha vissuto su intuizione di un imprenditore e dietro questa intuizione si sono accodati quasi tutti. Ma a questo punto, ben pochi hanno pensato che ci voglia una preparazione specifica, una preparazione scientifica e una preparazione anche giuridica. Quindi bisogna avere sempre dietro tutto un ottimo agronomo perché il coltivatore prima di avere un avvocato o un commercialista deve avere un agronomo. Gli agronomi non hanno capito ancora niente, perché sono pochi che si interessano alla canapa e malvolentieri, mentre la canapa sarebbe oro.

Anche sul piano penale c’è molta arrendevolezza e c’è da parte degli imprenditori un condizionamento verso gli avvocati perché quando l’imprenditore ha un problema vuole cavare fuori la sua situazione nel più breve tempo possibile e accetta anche delle soluzioni che sono assolutamente dei suicidi

Come imprenditori, devo dire che si sono affacciati tanti di quei personaggi, molti dei quali magari erano stati condannati per coltivazione ad uso proprio e pensavano quindi di avere un pedigree. Io avevo previsto che la bolla si sarebbe esaurita nel giro di 3/4 anni, ed effettivamente si è molto ridimensionata. Il fatto che si sia ridimensionata, secondo me, è un’ottima cosa, perché abbiamo in qualche modo lasciato da parte tanti avventurieri, ma ce ne sono veramente tanti.

Il problema è che non si vede all’orizzonte la possibilità di mutare questa legge che andrebbe profondamente rinnovata, perché il settore della canapa legale è un settore che per adesso ancora non ha coinvolto completamente le organizzazioni criminali, ma appena potessero capire che è un business alimentabile e che quindi ha una parvenza di legalità potrebbe prendere il monopolio.

Quindi c’è bisogno di una regolamentazione, ma credo sempre che anche se ci fosse una regolamentazione, ci sarebbe sempre qualcuno troppo furbetto o comunque qualche magistrato che voglia in qualche maniera trovare delle soluzioni repressive.

Il problema della canapa light, secondo me, è un problema che si risolverebbe nel momento in cui si studiasse una forma non dico di legalizzazione ma di depenalizzazione della canapa.

Noi abbiamo un problema “stupefacente” in generale però all’interno del mondo degli stupefacenti, il mondo della cannabis è del tutto autonomo e con un orizzonte diverso. Lasciamo perdere le affermazioni di esponenti del centrodestra, che sono affermazioni populiste che molte volte tradiscono una scadente conoscenza di come stanno le cose.

è  chiaro che la pericolosità sociale della cannabis rispetto ad altre droghe è completamente differente. Poi se vogliamo fare dei discorsi etici c’è anche un altro campo. Io posso dire che non ho mai fumato uno spinello e non ho fatto mai uso di droghe, però mi batto perché chi ne fa uso non venga sanzionato, poi che io posso dirgli “guarda che forse stai sbagliando e potresti dedicati a qualcos’altro” è un altro problema ancora, ma questo non mi impedisce di battermi perché se una persona si vuole fumare una canna la sera in tranquillità non deve essere considerato un criminale.

Quindi il problema della canapa light, mi dispiace dirlo per i tanti commercianti, è che probabilmente verrebbe fortemente ridimensionato se in qualche maniera si riuscisse a operare una commercializzazione corretta della canapa non light. 

A me fa molto specie, perché io sono stato un fumatore, anche se ho smesso da tanti anni, e mi ricordo che quando fumavo sia sigari che sigarette avevo la necessità di avere la stecca perchè era un po come la coperta di Linus, cioè ne avevo bisogno.

I magistrati continuano a non capire che se una persona ha un certo quantitativo, ribadisco di qualche decina di grammi, ha la sua coperta, soprattutto  in un periodo di lockdown dove è difficilissimo avere degli approvvigionamenti.

Insomma, bisogna che ci si sieda tutti a un tavolo e si cerchi di ragionare su queste cose. Però da parte politica non c’è la volontà, perché è vero io prima ho biasimato alcuni atteggiamenti del centrodestra, ma non crediate certo che a sinistra/centro sinistra cambi molto, solo chiacchiere.

Però devo dire che più volte con chi mi contattava, ho chiesto che ci fossero delle tavole rotonde anche con dei magistrati per trovare dei punti di riferimento, per cercare come si dice adesso bellissima parola dei protocolli. Beh, i magistrati non vengono, funzionari pubblici di polizia non vengono, perché non sono autorizzati, allora è comodo non avere nessun confronto e continuiamo a combattere.

Quando otteniamo una assoluzione siamo contenti, quando condannati siamo arrabbiati e c’è sempre qualcuno che pensa che sia conveniente per noi avvocati continuare a lavorare in questo ambito di assoluta incertezza, mentre noi abbiamo bisogno di leggi chiare e leggi precise. Il lavoro non mancherebbe, ma almeno avremmo il quadro della situazione più preciso. In Italia temo che sia molto difficile, non credo che sia tra le priorità. Poi considerando con tutto il rispetto che l’attuale ministro della Giustizia, persona degnissima, è stato però il giudice relatore in Corte Costituzionale della sentenza che respinse la questione di costituzionalità relativa alla coltivazione. Credo che il segnale sia molto preciso.

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